163 Troppo di tutto

Ci muoviamo in continuazione da sud a nord e poi dall’alba fino al tramonto in una trama e un ordito, culturale e naturale, sconfinata nonostante siamo un piccolo Paese. Qui da noi anche la tecnica costruttiva di un muretto a secco, in quanto parte della specifica e irripetibile rete territoriale, è espressione vivente, o morente dipende dal grado di conservazione, della trasformazione sociale e culturale. Trasformazione testimoniata dalla letteralmente sconfinata quantità di manufatti artigianali, artistici, ingegneristici. Noi e le modalità tecnologiche oltreché politiche con le quali realizziamo le opere sono parte di noi e della nostra storia. Da millenni. Sapete cosa significa? Che esistono strati su strati di oggetti architettonici e storici che raccontano la nostra storia e ciò che siamo nel bene e purtroppo spesso anche nel male. Basta entrare in un chiesa a Roma ed iniziare a scendere le infinite rampe di scale per arrivare alla sorgente d’acqua

dalla quale iniziò il processo conservativo/costruttivo, per capire con quale immane patrimonio storico e culturale interagiamo continuamente come se nulla fosse. Ma noi facciamo e abbandoniamo. Realizziamo uno scopo e poi lo lasciamo andare per inerzia o ci sovrapponiamo ad esso. In tempi non lontanissimi qualcuno ha capito il valore della ristrutturazione, del restauro, della conservazione del bene culturale come

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