129 Acre Sacrificio

rosso sangueSemplificazione estrema di questo periodo: un animale bianco, cucciolo indifeso e bellissimo, si trasforma in simbolo religioso, l’agnello cristiano, viene messo sulla mensa di molti milioni di persone nel mondo. Straniante e mortale condivisione a distanza di una consuetudine simbolico-storico-religiosa, che trasforma in gastronomia il mondo dei sensi. Da sempre la specie umana, da quando si è organizzata in gruppi sedentari sulla terra, sacrifica animali e esseri umani. Da che non è bastante l’umanità a se stessa e alza al cielo lo sguardo, l’uomo, sacrifica in segno di devozione o per avere qualcosa in cambio. Devozione. Chissà poi perché la devozione richiede la morte di un essere vivente. Ma sì lo so, perché la vita è sacra, certo. Freudiana sostituzione del figlio (umanità) con il padre (divinità) nel togliere la vita? Urano che impedisce la vita dei suoi figli per venire evirato da uno di loro? In realtà anche il contrario ha senso, anzi ne ha di più: considerato il sacrilegio della distruzione della vita a scopo alimentare, figlio anch’esso della divinità, per sdebitarci, abbiamo accatastato la legna per la pira sulla quale cuocere l’animale. Ma considerato che il fatto di togliere la vita, espressione della divinità stessa, è gravissimo in sé, non era sufficiente cuocere (trasformare la vita in nutrimento) su un fuoco qualsiasi, la semplice fiamma doveva trasformarsi in un Fuoco Sacro ossia Elemento che accompagna il transito dalla dimensione terrena, umana a quella divina, celeste. Quando poi la sacralità del Bosco si è trasferita in un interno costruito sono arrivati i templi con l’ara e sopra l’animale. E così poi è arrivato il rituale e le vestali sacrificate a loro volta alla divinità, all’interno del tempio, per tutta la vita. Il clero arcaico era femminile, almeno formalmente. Semplificazione estrema, l’ho detto. Nelle pieghe di questa filiera del sacrificio si annida, reiterato per  milioni di volte ogni anno, la più spaventosa autodafé collettiva che abiurando il sacro puro, non toccato dalla morte, si conferma incapace di affrancarsi dalla barbara abitudine di uccidere per affermare la vita, senza sfiorare il divino nemmeno con il pensiero.

 

quando l’agnello di d-o finisce in tavola

Come il condannato assiste impotente all’apprestarsi del giorno del supplizio, così l’universo animale trema di terrore nei giorni che precedono la Pasqua; e la festa che celebra la vita, la resurrezione dei cuori si trasforma in un immane orgia di sangue e di morte: il 16 ed il 17 aprile 2017 i corpi martoriati di […]

via Pasqua, 16 e 17 aprile 2017 – L’Agnello di Dio finisce in tavola… — Circolo Vegetariano VV.TT. Treia

126 Umani e altri animali

Viaggetto nelle metafora-camminare-sul-filo-sospesometafore che noi umani usiamo allo scopo di esprimere cose umane, usando come riferimento comportamenti e portamenti animali, dei quali mediamente ignoriamo linguaggi e (quasi) ogni altra sfumatura esistenziale/biologica, nella convinzione che possano aiutarci a chiarire meglio concetti che, altrimenti, non riusciremmo ad esprimere completamente. Alcuni esempi: laido come un porco, stupido come un merlo, furbo come una volpe, infuriato come un toro, solo come un cane, ingenuo come un tonno e varie amenanimali-e-psicologia-animale-interiore-3-1ità simili. Dato che il linguaggio verbale/scritto è ancora prevalente, forse vale la pena soffermarcisi un attimo anche per gioco ma non solo. L’utilizzo di modi di dire (o frasi idiomatiche) che abbiano come ‘soggetto’ gli animali sono molte e molto diffuse in tutte le lingue e ovunque, tanto da far pensare che abbiano la funzione di richiamare qui e ora gli animali in vurtù del nostro comune passato rurale/agricolo, vissuto in stretta

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123 1:1 (uno-a-uno)

albero-maestosoLa sola scala che conosciamo personalmente, quella che i sensi misurano in diretta, in proprio: la scala uno-a-uno. Vedere: un oggetto, un soggetto, una persona, l’amore, la bellezza, un luogo, un animale, una corteccia, un insetto-stecco, la pelliccia di un leopardo (addosso al leopardo), la muscolatura di un predatore, le orecchie di una preda, il nulla senza fine, le ali della libellula, il manufatto, la pietra scolpita, il sasso, la linea, la ciocca di capelli sulla spalla, la goccia salata che evapora, il prato spoglio e deserto, il fiore, la faccia dell’innamorato, l’amico, l’amica, lo sconosciuto, il libro, la lavagna, la carta dei tarocchi, le figure colorate, i disegni a pastello. Sentire: macchine, voci in strada,

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86 Festival Permacultura II° edizione Bolsena 3/6 settembre 2015

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SIMBOLO Festival di BolsenaFestival Permacultura II° edizione Bolsena 3-4-5-6 settembre 2015

80 Sulla Fotografia

IMG_2665“(…) 28. Così, solo nell’appartamento nel quale era morta da poco, io andavo guardando alla luce della lampada, una per una, quelle foto di mia madre, risalendo a poco a poco il tempo con lei, cercando la verità del volto che avevo amato. E finalmente la scoprii.

Era una fotografia molto vecchia. Cartonata, con gli angoli smangiucchiati, d’un color seppia smorto, essa mostrava solo due bambini in piedi, che facevo gruppo, all’estremità d’un ponticello, di legno in un Giardino d’Inverno col tetto a vetri. Mia madre aveva allora (1898) cinque anni, suo fratello sette. Lui teneva la schiena appoggiata alla balaustra del ponte, sulla quale aveva disteso un braccio; lei, più discosta, più piccina, stava di faccia; s’intuiva che il fotografo le aveva detto: ”Fatti più avanti, che ti si veda”; aveva congiunto le mani, tenendole con un dito, come fanno spesso i bambini, con un gesto impacciato. Fratello e sorella, uniti fra loro, io lo sapevo, dalla disunione dei genitori, i quali avrebbero divorziato da lì a poco, avevano posato uno accanto all’altra, soli, in mezzo al fogliame e alle palme della serra (era la casa in cui mia madre era nata, a Chennevières-sur-Marne).

Osservai la bambina e finalmente ritrovai mia madre. La luminosità del suo viso, la posizione ingenua delle sue mani, il posto che essa aveva docilmente occupato senza mostrarsi e senza nascondersi, la sua espressione infine, che la distingueva, come il Bene dal Male, dalla bambina isterica, dalla smorfiosetta che gioca all’adulta, tutto ciò che formava l’immagine di una innocenza assoluta (se si vuole accogliere questa parola nella lettera della sua etimologia, la quale è “Io non so nuocere”) tutto ciò aveva trasformato la posa fotografica in quel paradosso insostenibile che lei aveva sostenuto per tutta la vita: l’affermazione di una dolcezza. Su quell’immagine di bambina io vedevo la bontà che aveva formato il suo essere subito e per sempre, senza che l’avesse ereditata da qualcuno; come ha potuto questa bontà scaturire da genitori imperfetti, che l’amarono male, in poche parole: da una famiglia? La sua bontà era per l’appunto fuori gioco, essa non apparteneva ad alcun sistema, o per lo meno si situava al limite di una morale (evangelica, per esempio); non potrei definirla meglio che attraverso questo particolare (fra tanti altri): in tutta la nostra vita comune, essa non mi fece mai una sola ‘osservazione’. Tale circostanza estrema e particolare, così astratta rispetto a un’immagine, era tuttavia presente nel volto che essa aveva nella fotografia che avevo appena ritrovato. “Non un’immagine giusta, ma giusto un’immagine” diceva Godard. Ma la mia afflizione esigeva un’immagine giusta, un’immagine che fosse al tempo stesso giustizia e giustezza: giusto un’immagine, ma un’immagine giusta. Tale era per me la Fotografia del Giardino d’inverno. (…)”.

Roland Barthes, La camera chiara

71 Rivoluzione Verde: ma sappiamo tutti cos’è ‘sta robaccia?

natura rigogliosa 2Senza farla tanto lunga … in questo caso con il termine ‘rivoluzione verde‘ si intende la trasformazione in senso degenerativo della Natura attraverso la manipolazione genetica allo scopo di sfruttare le magnifiche risorse da lei offerte, essendo un sistema in grado di ‘funzionare’ autonomamente, anche in assenza di intervento umano. Gli investimenti di capitali privati/pubblici, nella ricerca scientifica all’interno di privati/pubblici laboratori, hanno avuto lo scopo di arricchire gli investitori che hanno usato manipolazione/controllo/sfruttamento degli ecosistemi su scala intensiva attraverso 

  • manipolazione genetica dei semi
  • fertilizzanti
  • diserbanti
  • fitofarmaci
  • compattamento del suolo
  • mezzi pesanti (che usano combustibili fossili, arricchendo così anche i petrolieri!). Questa finta ‘rivoluzione verde’ ha confinato 
  • i contadini a bordo-campo impoverendoli
  • gli animali negli allevamenti intensivi (lager) annientandone la dignità
  • i semi nei laboratori scientifici creando la dipendenza dei coltivatori

ma portando tutte le merci alimentari nei supermercati. E’ chiaro il passaggio? Nonostante tutto ciò esiste ancora qualcuno che impropriamente usa il termine INNOVAZIONE riferendosi a questo approccio degenerativo. E’ chiaro adesso perchè è tanto importante comprendere la interconnessione profonda dei temi legati dell’Alimentazione con l’Ecologia? E’ chiaro che non ha più senso l’Ecologia da scrivania? E’ chiaro che tutto il sistema si regge grazie alla nostra spesa? E’ chiaro adesso perchè cercare di coltivare l’orto e fare gli orti collettivi, sono ATTI veramente RIVOLUZIONARI? Ma come si fa ad autocelebrarsi ‘rivoluzionari’ senza mettere in discussione tutto il sistema dell’alimentazione? Alcuni links … su: Agricoltura intensiva dal sito Federazione dei Verdi – Rete di Economia Etica e Solidale delle Marche – Alcune definizioni di ‘Rivoluzione’ . Tutte le immagini rigorosamente prelevate dal web.

                     DESERTIFICAZIONE SUOLO img-340x177-

64 Doggy-bag all’italiana: dall’idea intelligente all’idea firmata o dell’ecologia di superficie

      chicago_h_partb flatiron_building_construction_new_york_times_-_library_of_congress_1901-1902_crop doggy-bag

La prima volta che ho incrociato la doggy-bag è stato a Chicago nel corso del viaggio negli Stati Uniti che Michele aveva donato a noi due nel 1992. Dopo aver incautamente ordinato poco meno di 1 mq di pizza in una grande pizzeria sul lungo fiume Chicago illuminato a giorno, indovina un po’ … avanzammo una enorme quantità di pizza!

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58 Prima di tutto Comunichiamo

Antonia_Pozzi_foto con cane Antonia Pozzi poetessa, con cane (foto dal web)

La comunicazione verbale è qualcosa di misteriosissimo per me. Suppongo di avere una modalità comunicativa alquanto bizzarra in quanto: 

  • mi piace ascoltare ed essere ascoltata fino alla fine delle frasi e quindi dei pensieri. Come posso supporre di sapere ciò che mi stai comunicando se non ti ascolto fino alla fine?  
  • noto che moltissime persone, comprese quelle che studiano e lavorano con i metodi comunicativi non-violenti, mostrano una gran fretta di attribuire significati propri all’espressione altrui. Questo fa parte del metodo non-violento? 
  • nei circuiti culturali digitali si pensa che parlare velocemente o concitatamente sia sintomo d’intelligenza. Si immagina che la velocità della comunicazione informatica trovi un parallelo nella comunicazione verbale. Non è così. 

Denominatori comuni sono la fretta e una certa dose di superficialità. Evoco Empatia e Ascolto prima di tutto. Poi parliamo dei Metodi.

 

51 Expo2015 :: il paradosso dei 20.000 volontari e una proposta improponibile

expo scaffali pieni di prodotti

Probabilmente questo sarà l’articolo più lungo finora pubblicato su questo Blooog con aggiunta della punteggiatura per maggiore chiarezza formale. Inserirò svariati link a Wikipedia nata anch’essa dall’idea e opera di volontari poi trasformata in Fondazione. Indipendentemente dalla piattaforma pincopallino lanciata per mettere in connessione le

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47 #Educazione #Alimentazione ma dove?

Caravaggio Canestra_di_frutta_(Caravaggio)Caravaggio Canestra_di_frutta_(Caravaggio)Caravaggio Canestra_di_frutta_(Caravaggio)

Caravaggio Canestra di Frutta dal web

….e siamo di nuovo a parlare di Alimentazione ma stavolta connessa all’Educazione scolastica Mi trovo in una Biblioteca e incappo in una ‘Lezione’ tenuta da una insegnante a studenti di 1° Media centrata sul tema dell’Alimentazione secondo

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32 Alimentazione Rivoluzione: caccia grossa al cinghiale

alce albero terra cielo

(immagine onirica dal web)

Sollecitata da questa giornata in cui moltissimi cacciatori sono convenuti in zona (Maremma) per la odierna caccia grossa al cinghiale vado a ripescare il breve testo scritto un po’ di tempo fa sul tema della #carne di #cinghiale e proseguo nella riflessione. Non esprimo pareri ma approfondisco un disagio che monta in cuore dovendo sentire gli spari dei fucili dovendo vedere i falò che circondano i cinghiali sul limitare del bosco

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21 Guerrino della Comune di Bagnaia e l’Arte (non solo Permacultura)

Umanità Natura

Certi artisti coltivano il proprio talento dietro il banco da calzolaio. Perché gli piace partire dalla fine. Si nasce con la Testa e alla fine arrivano i Piedi. Lui invece è

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6 Acqua Nuvole Fiori Animali (miei scatti)

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3 Segnali di Vita

loggia                   2011-Val Pellice e Val Maira 285                    2011-Val Pellice e Val Maira 023            

Lasciare la città e i suoi ritmi pazzeschi era possibile. Mi raccontarono le loro esperienze e anche le difficoltà che non mancano mai. Avevano passato un buon periodo facendo viaggi di ricognizione alla ricerca del posto giusto: anche loro non immaginavano per sé

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