Rivoluzione Alimentazione

1 C A M B I A R E le proprie A B I T U D I N I a TAVOLA è nel suo complesso un A T T O  S O V V E R S I V O. A L L O N T A N A R S I dalle M U L T I N A Z I O N A L I del comparto A G R O – A L I M E N T A R E è un A T T O S O V V E R S I V O. Gli allevamenti intensivi sono la 1° causa dell’ I N Q U I N A M E N T O   A T M O S F E R I C O   P L A N E T A R I O. Bere coca-cola a tavola fa a pugni con le contestazioni eco-attiviste e politiche. Le multinazionali sono T R A N S – N A Z I O N A L I e controllano i comparti A G R O A L I M E N T A R E e P E T R O L I F E R O. Bisogna partire da qualcosa: C A M B I A R E   LE   A B I T U D I N I   A L I M E N T A R I è   il   P R I M O   P A S S O   da compiere.

2 Se dici ad un gruppo di persone onnivore che sei vegetariano partono 2 comportamenti: o l’ orgoglio di essere carnivori conditi dalla descrizioni delle prelibatezze animali (lardo di colonnata, s. daniele, brasato con patate etc. etc.) che effettivamente piacevano anche a me … oppure gli sguardi seccati di quelli che non vogliono essere scocciati con argomenti diversi dai propri. Ringrazio quelli che semplicemente non hanno paura dell’argomento e non lo affrontano solo con i 2 suddetti comportamenti. Quando si tratta di scelte etiche argomenti quali l’irrinunciabilità della sensualità del cibo proprio non ci stanno. Provate a leggere questo interessantissimo libro. Forse rimarrete carnivori ma almeno vi sarete presi l’onere della consapevolezza.  se niente importa

3 Evocare la fame nel mondo come scusa per difendere l’alimentazione a base di carne industriale è il paradosso della nostra società dato che quella fame nel mondo l’abbiamo creata noi con il nostro modello. Mi spiego meglio. Quando dici di essere vegetariano a qualcuno che è ghiotto di carne da macello industriale ti può capitare di sentirti dire: ‘eh sì prova a dirlo a uno che ha fame in africa’. Questa frase è la Madre dei luoghi comuni. A parte il fatto che il riferimento drammatico serve solo a ‘coprire’ la propria ghiottoneria e quindi è già ridicolo in più quella ‘fame nel mondo’ l’abbiamo creata noi con il nostro modello alimentare industriale e allora entriamo nella totale incoerenza e inconsapevolezza. Perciò per favore evitate di richiamare l’argomento della ‘fame nel mondo’ per ridicolizzare il vegetarianesimo. Se volete continuate pure a mangiare carne da macello industriale ma abbiate almeno il coraggio di dire che è solo per gola.

4 Recentemente mi sono trovata in centro Italia vicino ad Orvieto bella città visitata tanto tempo fa durante uno dei nostri giri in moto con Michele. In quella terra e da quegli amici prevalentemente onnivori mi è stata offerta carne di cinghiale che ho rifiutato ringraziando. Non soffro di mancanza gustativa né nutrizionale quindi sto bene con la mia alimentazione tuttavia mi è sorto un dubbio. Autentico. E motivato direi. La mia dieta vegetariana ha un’origine nettamente etica non avendo fortunatamente subito traumi visivi emozionali uditivi legati alla morte degli animali. Nel contesto naturalistico in cui mi trovavo la morte dell’animale cucinato/trasformato tramite il fuoco era molto probabilmente avvenuta in ‘condizioni di rispetto’ ossia nel bel mezzo della boscaglia un colpo era intenzionalmente partito nella sua direzione provocandone la morte avvenuta sul posto e non in un macello che puzza di tutte le morti precedenti. Dal punto di vista etico tutto sembra avere un senso a parte il traffico d’armi munizioni e polvere da sparo. Teoricamente essendo soddisfatto il prerequisito etico avrei potuto nutrirmi di quell’animale. Invece no. La ‘tenuta’ del proposito è stata molto naturale per me. Non avevo desiderio mentale né ‘nostalgia gustativa’ nei confronti di quel sapore e tuttavia mi sono sorpresa io stessa della pacata determinazione del rifiuto. Quel ‘anche no grazie’ mi ha sorpreso da ‘dentro’ come fossi dentro l’Anima-le. Perché la carne è dell’animale. E’ sua. Come se mi trovassi in quel respiro naturale che non mi permette di guardare alle ‘razze’ animali selezionate dall’uomo nei millenni come ad un traguardo di convivenza. O alle spedizioni di ricercatori che riescono a dimostrare grande comunicabilità empatica con le specie animali ‘selvagge’ entrando in contatto con loro e così spianando la strada ai bracconieri. Deduco che la condizione di vegetariano potrebbe essere considerata alla stregua di una delle molte altre condizioni di adattamento ambientale e/o culturali della nostra specie

5  In Maremma ho involontariamente assistito ad una battuta di caccia al cinghiale circa 1 anno fa. E’ capitato perchè mi trovavo da amici e stavo scendendo verso il mare in auto. Mi sono trovata in una zona in cui uno stuolo di uomini armati di tutto punto con ricetrasmittenti, auto di grossa/grassa cilindrata 4-ruote motrici alcune campagnole altre fighette, avevano allestito grandi falò sul perimetro della zona in cui si trovava l’animale. Con le ricetrasmittenti si comunicavano a gran voce la posizione sul perimetro dell’area di guerra, per non spararsi l’uno addosso all’altro, non so. Sembrava veramente una zona di guerriglia feroce. E la ferocia era presente effettivamente, sotto forma di umani armati. Non mi era mai capitato in precedenza ed ero già vegetariana da molto tempo. Uscita dalla zona di guerra ho tirato un sospiro di sollievo e uno di disgusto. Altro che rapporto paritetico animale-uomo. Che ingenuità folle, la mia.

asino bianco

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