numero 0 – l’allestimento

Anche se la decisione di produrre nuovamente il vuoto, l’autoassenza, il risucchiarsi da un posto verso un altro, è partita attorno al compleanno, momento in cui si producono pensieri e ripensamenti come ricorda Erri De Luca, il suo proiettarsi nello spazio fisico e nell’onirico, completa il quadro. Assenza di memoria permette di spostare il quadro ovunque nello spazio/tempo: così fui, fummo e non più saremo. Non è sola transumanza d’arcana memoria, ma piuttosto di un ritorno verso i luoghi della Madre materna. Come la creatività si sposta nella mente e nel corpo nei suoi punti sensibili mentre in altri momenti tutto si ferma e torna vuoto o fermo come il corpo ricorda sempre, anche l’esistenza prende forme inattese soprattutto per i nomadi che muovendosi trasformano idee e menti sedentarie. Il lavoro femminile è trasformativo per sua stessa essenza. Superare l’ostacolo del limite imposto dalla visione maschile, attraverso il superamento del conformismo da esso imposto, di qualsiasi natura sia, è compito prettamente femminile. Quel superamento, che si libra nello spazio al momento del salto, prevede una bolla, un non-luogo e un non-essere. Il lavoro sull’Assenza è di vecchia data. Si presentò per la prima volta con forza devastante nel cuore di una relazione affettiva fondativa, quella materna, ma la dovetti incontrare nuovamente, sempre in modo diverso, altre volte. Poi prese corpo nel lavoro disegnato, nello scultoreo, poi in quello scritto, nel plastico cretatico (creta/terracotta) e ora torna nella mia stessa prima persona, nello spostamento del corpo fisico. Non è corretto parlare di vuoto e non ha senso. Il vuoto è indescrivibile ma solo fattibile, materico, un luogo, una grotta, una potenzialità di nascita, il vuoto di una bomba, di un ricordo, di una storia passata, una parola non detta, un allestimento di mostra che avrà luogo e corpo. La gran parte del mondo è alle prese con questioni sanitarie ed economiche, poche/i badano all’Arte, nessuna/o di quelle/i che sbraitano verità personali come fossero universali, e nemmeno lo sanno, l’Arte semplicemente non esiste. Confutiamo fisicamente, con il nostro stesso essere viventi. Il Piano è creatività pura e perfettissima. Punto. Il nostro lavoro carsico procede. Le/gli artiste/i dovrebbero aprirsi al vuoto, principalmente al vuoto espresso dalla visione femminile perchè in quel vuoto potenzialmente ha sede l’inespresso, è antro stesso dell’immanenza vivente, il mistero. Le varie predisposizioni dell’allestimento proseguono con il contributo di artigiani locali e produttori di antiche crete lontane. Il mio lavoro è soprattutto, nell’ultimo anno in particolare, un “levare” materia per far spazio al simbolo vivente. Ti vien da dire “che belli” ma poi la frase si ritrae non appena si comprende che qualcosa di misterioso si nasconde dietro e/o dentro la materia. Qualcosa di più. Qualcosa di silenzioso.

immagine dal web. segue link alla mia playlist su YouTube

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