Il multiculturalismo? La via peggiore all’integrazione

“Essere laici significa non invocare nessuna tradizione – che sia religiosa o meno per il laico è del tutto irrilevante – per giustificare una limitazione, se non addirittura una violazione, dell’autonomia e della libertà di ciascun singolo essere umano” Cinzia Sciuto

Non è un caso che a un mese dalla pubblicazione, “Non c’è fede che tenga – Manifesto contro il multiculturalismo” il libro, pubblicato da Feltrinelli, sia già̀ alla prima ristampa. Il libro infatti apre un dibattito, atteso da tempo, su come gestire la disomogeneità nelle nostre società, tema rimasto per troppo ancorato alle visioni limitate della “destra” e della “sinistra”, rispettivamente basate sul concetto di una chiusura identitaria e l’accettazione acritica delle diverse culture.

Il primo approccio, quello identitario, si basa sulla protezione della propria cultura e dei simboli che la caratterizzano (per esempio, il crocifisso in classe se ci si trova in Italia) ed il rifiuto del “diverso”, vissuto come una minaccia per i propri valori.

Al contrario, l’approccio multiculturalista, adottato dai governi di sinistra, si basa sull’accettazione acritica delle diverse culture che devono essere tutelate “a priori”, senza entrare nel merito dei valori e dei principi che rappresentano. Secondo Cinzia Sciuto, questa visione è in parte frutto del senso di colpa da ex colonialisti bianchi che per secoli hanno dominato altri popoli, imponendo la loro cultura ed i loro valori, e che ora sentono il dovere di dare loro rispetto e astenersi da qualsiasi interferenza. Questo atteggiamento di “non interferenza” è particolarmente ingiusto nei confronti delle donne che vengono lasciate a se stesse all’interno di certe culture marcatamente patriarcali che violano i loro diritti.

Se si considera l’avanzata dei governi populisti di destra che si è verificata nella maggior parte dei paesi occidentali e non solo, appare chiaro che la visione multiculturalista non ha fatto altro che spingere la gente ad abbracciare l’approccio delle destre.

LA TERZA VIA

Si basa sulla laicità, definita dall’autrice cardine della convivenza, che si deve porre come una condizione prepolitica per una convivenza democratica che rispetti i diritti umani. Infatti, con la loro concezione di multiculturalismo, le sinistre non sono riuscite a salvaguardare il principio fondamentale della difesa dei diritti delle persone, che deve prevalere anche nelle società disomogenee.

È l’individuo ad essere portatore di identità e appartenenze, non è l’appartenenza a definire l’individuo.

Questo approccio mette al centro l’individuo, in particolare l’identità individuale e non l’appartenenza culturale. Nel reclamare riconoscimento e rispetto delle diverse componenti etniche, religiose e culturali, infatti si finisce per perdere di vista che il soggetto titolare dei diritti è l’individuo e non i gruppi. Inoltre, sottolinea l’autrice, attenzione a non confondere l’individuo con l’individualismo, laicità significa considerare l’universale presente in ogni essere umano. Uno stato laico si fa carico di garantire a ciascun cittadino diritti fondamentali, anche contro le comunità di appartenenza. L’identità, infatti, ha senso se intesa come qualcosa che ciascuno di noi costruisce a seconda delle esperienze e le situazioni, non come identità collettiva che attribuisce il potere decisionale a qualcuno sopra di noi.

I DIRITTI DELLE DONNE

I diritti delle donne sono stati in gran parte ignorati o quantomeno messi in secondo piano dall’approccio multiculturalista, dalla concezione di uno stato cioè, che tutela le diverse componenti etniche e religiose più che i diritti dei singoli individui, e delle donne in particolare.

I femminismi non possono essere che laici, in quanto  rifiutano il principio di autorità cui sottomettere i diritti delle donne. Cinzia Sciuto  invoca un sistema legale unico per garantire la protezione dei diritti umani e quello delle donne in particolare. Vietare la poligamia, ad esempio, come tanti altri diritti faticosamente conquistati dalle donne, è doveroso perché tali diritti sono il frutto di anni di lotte e di rivendicazioni, che non possono essere sottomessi ad alcuna autorità religiosa o di altra natura.

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