163 Troppo di tutto

Ci muoviamo in continuazione da sud a nord e poi dall’alba fino al tramonto in una trama e un ordito, culturale e naturale, sconfinata nonostante siamo un piccolo Paese. Qui da noi anche la tecnica costruttiva di un muretto a secco, in quanto parte della specifica e irripetibile rete territoriale, è espressione vivente, o morente dipende dal grado di conservazione, della trasformazione sociale e culturale. Trasformazione testimoniata dalla letteralmente sconfinata quantità di manufatti artigianali, artistici, ingegneristici. Noi e le modalità tecnologiche oltreché politiche con le quali realizziamo le opere sono parte di noi e della nostra storia. Da millenni. Sapete cosa significa? Che esistono strati su strati di oggetti architettonici e storici che raccontano la nostra storia e ciò che siamo nel bene e purtroppo spesso anche nel male. Basta entrare in un chiesa a Roma ed iniziare a scendere le infinite rampe di scale per arrivare alla sorgente d’acqua

dalla quale iniziò il processo conservativo/costruttivo, per capire con quale immane patrimonio storico e culturale interagiamo continuamente come se nulla fosse. Ma noi facciamo e abbandoniamo. Realizziamo uno scopo e poi lo lasciamo andare per inerzia o ci sovrapponiamo ad esso. In tempi non lontanissimi qualcuno ha capito il valore della ristrutturazione, del restauro, della conservazione del bene culturale come

valore collettivo positivo perchè si deve dire che fino a pochi decenni fa l’idea di conservare il patrimonio era considerato retrò, non evolutivo, regressivo, contrario allo sviluppo culturale e sociale di un paese. E infatti si sente spesso parlare di “Innovazione”, figlia del “Progresso” del dopo guerra, come espressione che indica svecchiamento e rinnovamento economico e sociale. Forse per altri Paesi non so…mentre per noi, drammaticamente viventi nel bel mezzo del circa 90% dei Beni Culturali del Mondo, non per nostro merito, sia chiaro!, gli unici valori dovrebbero essere quelli strettamente connessi alla manutenzione programmata, riqualificazione, restauro, ristrutturazione. Ogni risorsa dovrebbe essere orientata in quella direzione e nient’altro. Tutta l’Innovazione di cui parliamo, dovrebbe essere sviluppata esclusivamente a supporto del monitoraggio dello stato di conservazione delle nostre strade, dei nostri ponti, delle nostre ferrovie, dei nostri tracciati pedonali nei boschi, dei nostri Musei, delle nostre chiese, dei nostri manoscritti, dei nostri dipinti, della nostra terra meravigliosa, delle nostre biblioteche, delle nostre città, dei nostri parchi archeologici, degli antichi manufatti. Provate a parlare con i restauratori (sic!) per avere un’idea dello stato in cui versa quello che dovrebbe essere il settore meglio e più sviluppato del nostro Paese. Provate a fare un giro per i boschi in Liguria, Toscana, Molise, Sardegna, Sicilia e persino in Lombardia ed osservate come vengono tenuti i sentieri, le antiche vie pedonali e poderali, la carrarecce, le chiesette sui percorsi, le cappelle votive, le cascine, le fattorie. Troppo di tutto e sempre proiettato in avanti, non è la nostra strada. Qualcuno dovrebbe prenderne atto. In una Paese con equilibri territoriali così delicati e così tanta storia con cui fare i conti ad ogni piè sospinto, le uniche Grandi Opere dovrebbero essere le opere di manutenzione programmata di ciò che di grande abbiamo già! a partire dai manufatti antichissimi fino alle opere del boom economico. Il nostro Museo a Cielo Aperto, culturale e naturale, è il nostro boom economico permanente. Fino a che questo concetto fondativo non sarà chiaro a noi e agli incompetenti che ci ostiniamo a votare, il disastro sarà sempre sulla soglia di casa

 

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