161 Le spalle del Mondo (lettera per Alice Rohrwacher)

Cara Alice Rohrwacher, sapevo che vedendo il tuo film “Lazzaro felice”, avrei sentito male ma ho voluto vederlo ugualmente. Nella prime fasi della proiezione, il mio spirito ribelle soffriva della mitezza estrema di Lazzaro e stava diventando insofferente nel vederlo senza difese, puramente vivo intenso e totalmente ignorato. Poi, poco prima della sua febbre (e poi resurrezione), ho “visto la tua visione” e sono “uscita” dalla tua sceneggiatura per entrare nella mistica della Natura che Lazzaro non racconta ma vive, nella sua struggente Bellezza. lazzaro felice _-nella-foto-adriano-tardiolo-700x430La Natura è il Tempio di tutti ma è sempre vuoto. In quel Tempio non ci sono riti ma solo sacrifici e ora so per certo che anche tu lo sai. Avevo pensato a te nel 2016 osservando dal treno della S9 che mi portava dalla città che sto cercando di lasciare a

Monza attraverso quella lesione urbana ossia la linea ferroviaria. Da lì, come tu sai Alice, si osserva un mondo parallelo. Da lì, si vedono le Spalle del Mondolazzaro-felice-9-lowQuella lesione ferroviaria, durante quei viaggi, diventava una grande lente interiore. Riuscivo a vedere e pensare dettagli impossibili. Piccoli e frequenti oltreché frequentati, boschetti di Ailanthus altissima, graminacee, coreopsis, qualche girasole, cicorie rossicce per la limatura di ferro, oenothere, silene, campanule, acetosella, grigie torrette scrostate, reticoli di sentieri battuti, lunghi marciapiedi con macchie marroni, strutture fantasiose autocostruite e scrostate o belle e abbandonate da molte decadi. Lazzaro-felice-675x905-675x905Persone che si muovevano tra i boschetti, fili tesi con panni sporchi appesi, giocattoli, barattoli schiacciati, tende canadesi, baracche, lamiere e cartoni con scritte di inchiostro blu, gente che chiacchiera fumando seduta sull’argine di fianco al sedime ferroviario. Contenitori di plastica di ogni tipo. Tavolini con sedie attorno e piatti sporchi sopra. lazzaro-felice in cittàMi eri venuta in mente allora e ieri, ho capito perché. La distanza che ci separa, ossia la rarissima malìa dei talenti premiati, quelli che possono dispiegarsi come tessuti prima stropicciati poi tesi al vento potendo vivere e riprodursi per il bene di tutti, è stata azzerata da Lazzaro. La venatura d’Oro della montagna-vita, la purezza interiore e la sacralità di lei, ha creato un filo di connessione. La purezza interiore non ha nessuno che scriva il suo Manifesto. Lei, può solo manifestarsi da sé, rimanendo segreta ai più. Qualcuno riesce a raccontarla. lazzaro-felice insieme a tancredi 3747