156 Tornare alle Urne

Tornare alle Urne. Stamane è sembrato un richiamo ancestrale, fungino, persino. E poetico. Nulla di nuovo sul fronte occidentale e quindi si auspica il ritorno all’Urna. Unica urna per tutto il sistema? Urna per una tradizione popolare che merita ciò che ha? Urna di una o più idee? Ammissione tecnica di una morte prematuramente annunciata. Eh sì, sembrerebbe proprio il caso di affossare profondamente qualcosa che assomiglia all’ormai famoso ego ipertrofico, incapace di rinnovarsi, incapace di accettare una sconfitta, incapace di trasformare quella sconfitta in una possibilità, incapace di rinunciare all’illusione. Restituendo alla terra la cenere apportatrice di potassio, essa cenere, potrebbe aiutare la formazione di nuovi fiori e buoni frutti per la stagione nuova. La natura sa bene come rinnovarsi e come trasformare le calamità in una possibilità per  essere forte. Quindi accogliamo l’impersonale collettivo e torniamo alle Urne.

« Thou still unravished bride of quietness!
Thou foster-child of silence and slow time,
Sylvan historian, who canst thus express
A flow’ry tale more sweetly than our rhyme[..] »

« Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
Tu, figlia adottiva del silenzio e del lento tempo,
Narratrice silvana, tu che sai esprimere
una favola fiorita più dolcemente delle nostre rime[..] »

(John KeatsOde on a Grecian Urn, vv.1-4)

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