154 Quando il proprio lavoro vive del lavoro altrui (ma non lo dice)

Post post-elettorale cacofonico e refrattario della Sindaca Per Un Giorno. Relativamente al mondo del lavoro, di cui anche i politici fanno parte a qualsiasi livello della filiera si collochino, esiste una lunga schiera di attività collegate o secondarie o passive, rispetto al core della produzione di qualsiasi cosa. Dietro ad ogni singolo lavoratore xy in una situazione qualsiasi vivono, ad esempio: enti previdenziali e assicurativi, enti che tutelano la sicurezza, sindacati che tutelano i diritti 

di categoria, contabili, esperti di contratti di lavoro, commercialisti, avvocati, banche, produttori di mobili, architetti, ingegneri, geometri, designer, gestori telefonici e produttori di telefonia hardware, programmatori informatici, produttori di macchinette del caffè, produttori di caffè, di zucchero, produttori di abiti e scarpe, accessori e già che ci siamo, animali, che ci rimettono addirittura la vita, trasportatori, petrolieri, fabbriche di automezzi, gestori di strade, asfaltatori, benzinai, il sistema sanitario che gestisce i risultati psico-fisici di quel modello esorbitante tramite un sistema farmaceutico mafioso fino a che non ti serve per evitare di soffrire o vivere fino a 100 anni e la rete, real-web, quella che tiene insieme tutto, lapparato economico/politico. E quando questa rete diviene astratta, troppo sicura del proprio status, delle proprie sicurezze, quando cioè perde ogni collegamento con la vita reale che si svolge per strada, nelle case e non dispone della necessaria insicurezza socio-economica, evapora. Ma mentre questo accade, nulla accade. Tutto continua ad essere come prima e quindi dietro ad ogni singola persona che consuma ci sono sempre migliaia di altri lavoratori e/o sfruttatori che quel sistema corrosivo, sostengono, volenti o nolenti, consapevoli o no. Questo processo ha avuto un suo riconoscimento della cosiddetta “filiera” che rimane un pur blando riconoscimento, tuttavia importante in quanto ha permesso di attribuire un nome, quasi virtuoso negli intenti, al fatto che ogni singolo prodotto di consumo ha dietro di sé un lungo, lunghissimo elenco di nomi, cognomi, indirizzi sparsi in giro per il mondo di persone reali e luoghi reali tipo mari, oceani, foreste, deserti, fiumi, atmosfere. Difficile escludere il sistema a meno che non si sia deciso di vivere nell’autosufficienza ai massimi livelli, cibandosi dei propri frutti, limitando gli effetti dell’estrema ed estraniante connessione continua, mettendo in atto molte personali strategie, che alcuni chiamano “assunzione di responsabilità“, allo scopo di limitare il più possibile gli effetti dello sfruttamento. E attenzione: anche lo sballo, l’annebbiamento, l’esaltazione, che sia in vendita nei supermercati piuttosto che nelle piazze di ogni luogo, è il risultato dello sfruttamento di qualcuno e ha lo scopo di annientarti come essere senziente. Cacofonico, l’avevo detto. 

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