136 Elogio del bianco

Parliamo di capelli bianchi? Bene, partiamo da lì. Anche se te li fai crescere per dimostrare la tua età, non basta perché mica tutti sanno datare cose e alle persone. Anzi a qualcuno può venire in mente di poterti istruire sulla vita proprio in base al fatto che dimostri un bel po’ d’anni in meno. Vabbè non importa, avanti con pazienza nell’esperimento antropologico, interessante da vedere. Egualmente anche con il capello ‘nature’ puoi ufficialmente purtroppo dichiarare di avere lo stalker al seguito. La questione è sotto osservazione. E poi ti viene in mente che magari questo qui è solo uno che pensa al capello bianco come ad una roba da signora riccastra alla ricerca di uomini da mantenere. Errore madornale anche se resta interessante far emergere che effettivamente fino a qualche decennio fa, fossero proprio le signore “bene” le poche ad avere il “coraggio” di ostentare il bianco dei capelli mentre “la tinta” era rob da puaret, come se dis a Milàn. Comunque sia portare i capelli al naturale, bianchi, grigi, biondi, castani, rossi o neri è la vera novità. Rappresenta anche la nostra visione della Vita, indebolisce gli incassi della chimica da banco-

parrucchiera e stimola virtuosamente lo studio dei tagli e degli strumenti e della capacità di osservazione dei volti delle clienti. Anche lasciarli allungare naturalmente è una bella soddisfazione. Da notare che la luce di un volto con il capello naturale, l’ombreggiatura volumetrica dell’abbinata “ciglia-sopracciglia” sugli occhi e sulle guance è mille volte più garbata di quella che si posa seccamente su un volto contornato dalla luce piatta e monocromatica determinato dalla tinta. Ma ciò nonostante sia chiaro che si tratta di una questione di scelte personali. Non esiste la regola valida per tutt*. Con l’asterisco sì, ad indicare quel neutro mancante nella nostra lingua, perché ormai si vedono anche molti uomini con i capelli tinteggiati. Siamo tutti clienti di qualcuno e in quanto tali sempre più “bisognosi” delle cure da parte del mercato globale. Eh già, anche da una cosa così marginale emergono spunti di riflessione. La prima e perfino banale riguarda la richiesta maschile consolidata e affermata, sempre meno ma decisamente ancora dominante, tanto da sembrare l’unica chance per le donne del “terzo tempo” secondo la bella definizione della Lidia Ravera, di apparire “ancora giovane o giovanile comunque non vecchia”. E in effetti fino a poche decine di anni fa, le donne over 50 avevano un aspetto decisamente diverso dal nostro principalmente dovuto alle condizioni di vita e familiari da cui arrivavano, tali da farle apparire ai nostri occhi attuali, più vecchie di quanto non fossero in realtà. I risultati dei cambiamenti sociali, a cui teniamo enormemente essendo stati conquistati con anni di lotte e lavori, sono radicalmente cambiate e i risultati sono sotto i nostri occhi. Anche se sempre sottopagate e/o escluse dal mondo maschilista del lavoro, adesso, almeno nelle nostre realtà, abbiamo una consapevolezza del nostro valore alla quale non vogliamo rinunciare. Una delle manifestazioni dell’ evoluzione sociale è la libertà anche del nostro aspetto fisico nettamente diverso dalle coetanee di decenni fa. Pensando a ciò si evidenzia come anche una così piccola scelta abbia in sé un potenziale rivoluzionario. Resta il fatto che in questa libertà ci sia anche quella di tingersi i capelli o dipingerli con colori shoccanti come blu, viola, rosso azzurro (a proposito: chi ricorda il caso della giornalista che essendosi presentata ad un TG nazionale con i capelli blu venne redarguita e poi licenziata?). Come ogni libertà, richiede un lavoro di consapevolezza personale e comporta una quota di smarrimento o timore proprio di chi si lancia in una esperienza senza paracadute. Eh già…Tutte le immagini prelevate dal weeeb