128 GDO esce dalla porta e rientra dalla finestra

alimentazioen sanaLa cura del corpo, dell’anima e dello spirito, passano per l’alimentazione, non ci sono scuse. Adesso lo dicono tutti, spirituali della prima ora e persino ex-materialisti approdati alla bellezza dell’immateriale. Noi ci eravamo arrivati pensandoci: l’alimentazione è un eccezionale filtro, una specie di fegato eterico, per rimanere nella chiave antropocentrica,

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di tutto il sistema delle relazioni tra organi interni, tra persone, tra persone e animali, tra persone e ambiente. Diversamente da come hanno tentato, inutilmente dato che ascolto attentamente ma penso autonomamente, di insegnarmi alcuni maestr* e maestrin* incrociati nella vita reale, che predicavano il radicamento attraverso l’acquisizione di peso corporeo, soprattutto essendo ess* stess* sovrappeso anche dal punto di vista dell’ego, il corpo fisico non ha alcun bisogno di ulteriore radicamento, essendo la vita terrena un radicamento di per sé. Al contrario il corpo fisico va alleggerito per avvicinarlo alla dimensione ultima immateriale ma qui non voglio aprire dibattiti sulla ragione spirituale di questa affermazione. Andiamo avanti. Dicevo infatti che il corpo va alleggerito ma non per ragioni salutistiche infatti i problemi di salute li hanno anche i magri, i vegani e i vegetariani, i longilinei esattamente come tutti gli altri. No. Piuttosto per ragioni etiche o tendenti all’eticamente sostenibile. La chiave di lettura, infatti, è la prospettiva da cui si sceglie di guardare. Se si sceglie di guardare all’alimentazione come ad uno svago, culto para-religioso e/o dogmatico, compensazione psicologica, conforto, gusto e tradizione gastronomica, lavoro, fattore economico, guadagno, profitto e/o similari, bisogna saperlo e ammetterlo con se stessi e con il sistema società/pianeta, nella sua interezza. Se si guarda all’alimentazione come funzione di sostegno e cura psico-fisica, categoria della necessità, esperienza di vita, autoproduzione, rapporto etico con la collettività e il pianeta, rapporto con gli altri Regni Viventi animali e vegetali, allora la necessità di ‘alleggerire l’impatto’, è conseguente. Ma anche questo percorso non è privo di difficoltà. Me ne rendo ben conto ultimamente avendo recentemente adottato un cane adulto con varie problematiche psico-fisiche dovute ad esperienze di maltrattamenti da gabbia e canile, mi sono trovata punto-a-capo con la GDO, la Grande Distribuzione Organizzata, ossia: il famigerato supermercato. Rifuggita da anni, sebbene non demonizzata, la GDO, ho dovuto per forza di cose, riprendere a consumare prodotti che arrivano dalla fabbrica planetaria dell’agroalimentare che solca i mari e percorre le strade, inquina i mari, maltratta gli animali negli allevamenti e chi più ne ha più ne metta. Triste considerazione per me, che da anni cerco di evitare, l’industria del cibo e del consumismo. Tutto sommato, ritengogallo-e-fiocchi-di-neve-simbolo-animale-2017 anno del gallo di aver ridotto l’impronta planetaria del mio cane, passando dal consumo di  crocchette industriali alla preparazione di cibo fresco casalingo (carne e verdura senza condimenti né additivi di alcun tipo) ma di fatto, ho dovuto fare la mia triste considerazione: schivato il consumo di crocchette industriali piene di schifezze, ho dovuto attingere comunque alla fabbrica dell’agroalimentare nell’acquisto e consumo, da parte del mio cane, di cibo industriale. Fortunatamente, nonostante le considerazioni pessimistiche sulla nostra ‘impronta planetaria’, il cane inizia a stare meglio, anche grazie e molti altri accorgimenti amorevoli, pieni di cura e attenzione. Tuttavia non posso non pensare che il prossimo passo, sempre per il cane, possa essere il procacciamento di carne di animali che hanno svolto una vita dignitosa muovendosi all’aria aperta, senza farmaci, in assenza di torture-maltrattamenti-costrizioni e che abbiano vissuta una vita dignitosa e rispettata ed infine abbiano ricevuto una morte non violenta e degna. Magra consolazione per una vegetariana magra, con intolleranze alimentari, che fa lo slalom tra animali, latticini e derivati, glutine, solanacee…e tuttavia da conforto pensare che anche tutta la filiera della nutrizione animale debba essere ripensata in chiave sostenibile.

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