123 1:1 (uno-a-uno)

albero-maestosoLa sola scala che conosciamo personalmente, quella che i sensi misurano in diretta, in proprio: la scala uno-a-uno. Vedere: un oggetto, un soggetto, una persona, l’amore, la bellezza, un luogo, un animale, una corteccia, un insetto-stecco, la pelliccia di un leopardo (addosso al leopardo), la muscolatura di un predatore, le orecchie di una preda, il nulla senza fine, le ali della libellula, il manufatto, la pietra scolpita, il sasso, la linea, la ciocca di capelli sulla spalla, la goccia salata che evapora, il prato spoglio e deserto, il fiore, la faccia dell’innamorato, l’amico, l’amica, lo sconosciuto, il libro, la lavagna, la carta dei tarocchi, le figure colorate, i disegni a pastello. Sentire: macchine, voci in strada,

guaiti, fischi, tuoni, urla, sussurri, sospiri, respiri, rami che cadono, cittoli rimossi, ruote che girano, musica per pianoforte, musica per violoncello, musica dolente per chitarra elettrica, voce cantante.   Annusare: capelli, pelle, motori surriscaldati, gas di scarico, persone, animali, ammoniaca, fritto di pesce, cumino, letame, gelsomino, risotto quasi pronto, bosco, terra scura, funghi. Gustare: insalata dell’orto, riso integrale, olio extravergine EU, bacio, sughetto di pomodori freschi dall’orto, chiodi di garofano, pizza, zafferano, ghiacciolo alla menta, polenta fritta. Toccare: foglia ruvida, lino annodato, cordame da porto, l’innamorato, cuscino di lana, seta grezza, cotone vecchio, lana grossa, vetro soffiato ondulato, copertine di libri, carta vecchia e scura, spessori, carta giapponese, legno intagliato, terra umida, testa di cane, coda di gatto.

pentagono-pentagramma-uomoMa dopo i 5 sensi, che c’è? C’è la magnifica capacità dell’essere vivente di riunire, assemblare, coordinare, collegare, connettere, far convergere tutti i sensi in 1 o in 12 sensi o in flusso, in un messaggio, in un crchio infinito, dipende dal punto di vista. Dopo i 5 o 12 sensi, c’è il bisogno irrinunciabile di vedere riunirsi le idee alla pratica, il dire che non è diverso dal fare e il mare che sta in mezzo sparire, il predicare bene e il fare anche bene, l’unità di senso e di comunicazione, l’assenza del pregiudizio e del giudizio. La necessità di non sentire aggirarsi persone che devono dire come, dove, cosa e con chi fare ciò che tu natura-orto-affacciato-sul-marevuoi fare a modo tuo e ricchi che spiegano come esser povero nel migliore dei modi. La necessità di vedere il mondo da un pezzo di terra che si affaccia sul mare e che è anche un pezzo della tua propria vita, del tuo corpo, della tua anima, come avrebbero voluto insegnarti a catechismo. Quel dio di cui sei parte vivente. Voler fare di quella terra ciò che faresti per te stesso e per la tua anima, come fosse figlia/madre tua. Amare chi, come  e quanto vuoi tu. Quella terra che da sola ti può insegnare come fare, cosa mettere, quando e come, dove guardare, annusare, sentire, toccare, gustare. Quella terra che voglio adesso, che adesso vuoi come fosse l’unica cruna d’ago da attraversare, così assottigliati, così addensati, così materici e così invisibili. Sì lo so, l’ho presa larga anzi larghissima, ma è così che viene ed è così che posso. Sono disponibile a risolvere questo enigma concretamente e a trasferirmi domani stesso sul posto. In carne, ossa, spirito e anima. Foto dal web.

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