122 Spazi periurbani da restituire alle comunità locali

In meditazione attiva mentre si materializza il mio pezzetto di terra da coltivare sul quale vivere e lavorare (se qualcuno avesse da proporre, si faccia avanti) mi piace giro-vagare in bicicletta per i luoghi che lascerò, appena possibile. Faccio fotografie, chiacchiero, penso e pubblico. L’illusione del progresso con la P maiuscola, la favola dello sviluppo con la S maiuscola e il malinteso sogno post-bellico della ricostruzione, con l’aiuto del capitalismo, hanno giustificato la realizzazione di estesi comparti industriali alle porte delle principali città e/o a

ridosso di punti d’interscambio viari. Indipendentemente dal valore edilizio e/o architettonico, per i quali si possono ringraziare geometri, ingegneri e architetti unitamente all’approvazione e supervisione degli apparati pubblici competenti, dico, indipendentemente da queste considerazioni che non interessano qui, tutto ciò, dicevo, con il contributo di quelle categorie professionali e pubbliche, sono stati realizzati nelle aree periurbane impianti industriali di grande impatto: quartieri industriali molto estesi e merci affitto-magazzino-268x179negli alti edifici, si trovavano affastellate alte cataste di merci gestite da terra da enormi macchinari, movimentate da macchine trasportatrici, nastri di smistamento e all’esterno si trovano ancora, ampie aree esterne destinate all’accumulo, superficiale o sotterraneo, dei residui di lavorazioni, imballi, confezioni di grandi dimensioni. Infine aree estese destinate al parcheggio di TIR in sosta notturna o in attesa di caricare o scaricare ulteriore merci in movimento.

A quello spazio fisico di grande impatto visivo, riconoscibile quasi come una ‘firma spaziale industriale’ con un tipico gusto amarognolo, una sfumatura di angoscia P.P.PasoliniLauraBettiGoffredoParise1962tipicamente urbana e periurbana, nota e diffusa anche a livello fotografico, cinematografico, artistico e culturale in generale, faccio qui riferimento. Quei siti, nei quali enormi quantità di merci giacevano in attesa di essere consumate, sono adesso, per la gran parte, completamente vuoti. Vuoti. Vuoti. Vuoti. Disabitati. Astratti. E chissà dove sono finiti quell* che ci lavoravano? Riciclat* altrove e/o liber* di dedicarsi ai propri talenti o emigrat*, chissà.

Smantellati e/o ancora in buono stato ma in affitto o vendita, circondati da ampie aree di verde spontaneo che ne sta riprendendo possesso, questi grandi spazi deserti o silenziosamente occupati da gruppi di persone senza altra dimora, enormi superfici, migliaia di metri cubi di luoghi costruiti e abbandonati, potrebbero essere considerati una opportunità.

BR periurbano 040920161905Tolto il malinteso mito contemporaneo dell’Innovazione (sempre rima con ‘consumazione’), di cui si parla come fosse il figlio, meglio vestito e curato, del vecchio ignorante Progresso, si potrebbe fare uno sforzo di fantasia e intelligenza ed approdare a soluzioni concrete di ampio respiro. Trovare soluzioni, più che ‘criteri per una ostilità’ infruttuosa, non sarebbe meglio?

BR periurbano 040920161900Oppure avete ancora in mente di abbattere quei manufatti per sostituirli con altri di uso residenziale? Altre case e casermoni da 2000-5000€/mq, scintillanti per i primi 3 anni e poi tristi e irrevocabili per i successivi 10 anni? E poi: chi ci andrebbe ad abitare in quelle case? Con la crisi bancaria e occupazionale, non saranno certo gli stranieri né i giovani italiani ad indebitarsi con le banche per pagare mutui a tassi usurai. O forse pensate che se le comprerebbero i cittadini ricchi? Per affittarli a chi? E torniamo indietro al punto di partenza. Alla povertà, quella vera, però.

Conviene elaborare strategie intelligenti e di ampio respiro per le aree ex-industriali che potrebbero essere riciclate anch’esse verso nuove funzioni: parchi, orti urbani, spazi di socialità, biblioteche e poli culturali, formazione, aree di coltivo a servizio urbano post-bonifica etc. etc. Chiaro che i profitti non sarebbero più quelli ‘pompati’ di una decina d’anni fa, chiaro che i ricchi dovrebbero rinunciare a qualcosa anche se di questi tempi pure loro si auto-dichiarano poveri, per non sentirsi in colpa. Bene, questo enorme patrimonio edilizio costruito su immense aree ex-verdi, potrebbe essere veramente una grande opportunità per le piccole e medie città. Ne vogliamo parlare?

 

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