90 Cuciture e Margini

BRITISH mUSEUM 2007 (63)Si fa presto a dire ‘cucire’ … Non è una cosa da tutti cucire/scucire qualsiasi cosa. Nella cultura orientale, un oggetto che ha subito una lesione acquista valore (qui a fianco una mia foto al British Museum di Londra). Tenere insieme la cose o separarle, è un’arte. A volte si cuciono tesori artistici con anni di lavoro e altre volte si distruggono in una giornata, millenni di storia. A volte si tengono insieme parti della nostra Vita sacrificando la vera Essenza della nostra Anima. Ogni tanto si cuciono e ricuciono gli amori e le relazioni nella convinzione che ne valga veramente la pena o pur di non

rimanere soli con noi stessi. A volte si cerca di cucire il proprio Spazio vitale con quello dell’altro mescolando sapori, odori, tradizioni e modi di dire, altre volte quel vicino viene annientato in un attimo di rabbia. Altre volte si cuciono le Zone delle nostre città, espressione della nostra aggregazione nella storia, comprendendone le configurazioni attraverso lo studio e altre volte, per denaro e per ignoranza si distruggono per sempre, tesori, territori, coste, mari, parchi nazionali, CulturaCoscienza, Persone. A volte si distrugge con l’indifferenza, ventre molle e pigro della nostra società, che però, la usa con gentilezza e a questo, spesso, non è possibile porre rimedio. A certe distruzioni non è possibile porre rimedio e non esiste cucitura che tenga. Ciò malgrado esistono molti modi di cucire realmente 2 margini di tessuto e infatti nel 1924-25 pare siano stati addirittura classificati tutti i punti del cucito e sembra siano qualche centinaio. Quei pochi che mia madre è riuscita a insegnarmi sono l’imbastitura da sarta, con ago e filo grosso come usava fare mia nonna Ebe, con funzione di tenere insieme in linea di massima 2 o più parti di tessuto, e il punto catenella … mi è chiaro che l’Arte del cucito non fosse uno dei miei campi d’interesse. Ma l’idea oggi è di cucire i temi a me cari con le riflessioni di altri, in un Tessuto straordinario che riguarda tutti noi umani agglomerati in territori urbani-peri-urbani (anche residuali) che possono essere cuciti attraverso realizzazioni infrastrutturali, aree verdi non (ancora) antropizzate, interventi culturali, iniziative. Ebbene sì: l’approccio culturale può cucire. Ma non solo. La cucitura può essere progettata direttamente tra edifici oppure può essere frutto di un intento culturale (raro) che si realizza attraverso cuciture spaziali anche in situazioni gravemente compromesse. Le cuciture, per loro stessa Natura, richiamano il concetto di Margine noto alla Permacultura. E qui si apre la grande parentesi dell’attuale ritorno alla terra ritorno alla Terra che si sta realizzando attraverso l’impegno diretto di persone che sanno assumersi la responsabilità del proprio fare e della propria Vita. E allora abbiamo una lunga teoria di cuciture che vanno dall’allontanamento dalla città tentacolare e televisiva, alla realizzazione di progetti all’interno di aree verdi urbane, agli  orti collettivi negli spazi abbandonati o residuali (caso di Livorno), alla formazione di comunità e molto altro. Ciò che i cittadini incalliti non riescono a prendere in considerazione, è prima tutto l’idea che il ritorno alla Terra sia innanzitutto una questione culturale e poi una questione sociale e antropologica, ma non solo. La Terra va cucita di nuovo alla Vita anche nella nostra Coscienza, oltre che alla nostra pappa quotidiana, checché ne dicano e facciano quelli di expo2015. E questa considerazione è l’ultima del punto catenella di oggi. Lo scatto all’inizio dell’articolo al British Museum è di Ebe Navarini The Unplugged Writer It’s Me 2015

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