64 Doggy-bag all’italiana: dall’idea intelligente all’idea firmata o dell’ecologia di superficie

      chicago_h_partb flatiron_building_construction_new_york_times_-_library_of_congress_1901-1902_crop doggy-bag

La prima volta che ho incrociato la doggy-bag è stato a Chicago nel corso del viaggio negli Stati Uniti che Michele aveva donato a noi due nel 1992. Dopo aver incautamente ordinato poco meno di 1 mq di pizza in una grande pizzeria sul lungo fiume Chicago illuminato a giorno, indovina un po’ … avanzammo una enorme quantità di pizza!

La cameriera ci confezionò di default il pacchetto chiamato appunto doggy-bag che noi portammo in albergo e consumammo nelle ore successive. Che idea fantastica non sprecare tutto quel cibo! 

Con molta calma 20 anni dopo la doggy-bag è arrivata anche qui, finalmente. E noi cosa siamo riusciti a farne? Un oggetto di culto, meglio se firmato, probabilmente inutilizzabile come doggy-bag in quanto troppo bello e costoso. E quindi: cosa ci è rimasto della parte intelligente dell’idea? Nulla! La sua bella forma, la sua apparenza decorata e festosa. E la vera verità è che da perbenisti bacchettoni non ci facciamo mettere il cibo avanzato nella doggy-bag, ma la usiamo per metterci gli oggettini in casa, la cancelleria minuta e le piccole cose decorative sul comodino. Snort!

pompeiaAnche l’Ecologia e la Coscienza diventano oggetto di culto estetico con i loro bei nomi al sapore di vuoto slogan senza alcun fondamento né concreto né spirituale. Risultato: Il doggy rimane all’asciutto, il cibo non viene riciclato, l’esubero viene discaricato e la doggy-bag disbosca. E quella qui a fianco è la mia fantastica amica Pompeia fotografata da Michele. 

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